Gavina e l’Italia del design

«La semplicità riguarda il sottrarre ciò che è ovvio e l’aggiungere ciò che ha senso»

-John Maeda

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Carlo Scarpa per Gavina

Nell’Italia che cerca nuovo respiro dopo la guerra e si avvicina al boom economico sorge, sulla Via Emilia, una ditta di prodotti di design, nasce nel 1958 a San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna, l’Impresa Gavina S.p.a.. Dino Gavina era «il più emotivo e impulsivo di tutti i costruttori di mobili del mondo», così definiva Marcel Breuer uno tra i più importanti imprenditori di design del secolo scorso. Gavina non fabbrica semplici opere di alta qualità tecnica, ma porta avanti anche delle collaborazioni con personalità di rilievo come i fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni che creeranno appositamente per Gavina alcune opere e soprattutto il padiglione Spazio Simongavina nel 1960 proprio dove sorge la sua ditta. In questo spazio passeranno altri grandi protagonisti del Novecento internazionale, da Lucio Fontana a Marcel Breuer, da Marcel Duchamp a Carlo Scarpa.

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Meret Oppenheim per Gavina

Alla produzione di oggetti di si affianca una commercializzazione di eccellenza, infatti le opere di design vengono vendute tramite la il piglio manageriale delle sorelle Simoncini, grandi amiche e consigliere di Gavina oltre che specializzate nella vendita al dettaglio di prodotti di riconosciuta eccellenza. Artisti e produzioni di eccellenza si muovono di pari passo e mutano l’idea di commercializzazione del design. L’art and craft di Morris e poi gli sviluppi successivi che porteranno a opere come quelle della Bauhaus focalizzavano il loro lavoro sull’arte dell’oggetto comune, seriale ma particolarmente ricercato. Un’attenzione, dunque, principalmente incentrata alla progettazione dell’oggetto.

Gavina propone qualcosa di nuovo, la sua attenzione non si ferma al solo aspetto della creazione, mettendosi in relazione con l’ambiente in cui si colloca l’oggetto, sia esso la fabbrica che lo produce o il negozio che lo vende. Il luogo e i mobili sono inseriti in un dialogo continuo, uno sguardo vicendevole tra ambiente e prodotto. Così il padiglione che costruiscono i Castiglioni per la sede di San Lazzaro diviene un punto di riferimento, non solo per il design italiano ma anche come un caposaldo del dialogo tra artisti e imprese che hanno prodotto lavori di primissima qualità dopo la guerra.

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Negozio Gavina, Bologna

Il padiglione è stato acquisito nel 2015 dalla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli con l’intento di renderlo luogo aperto alla pubblica fruizione. La fondazione è sorta nello stesso anno da due dei collezionisti più noti del settore del design dai primi anni Ottanta. Subito dopo l’acquisto sono partiti i lavori per allestimento del progetto di una sede polivalente con aree di ricerca e altre di esposizione temporanee con lo scopo di promuovere il passato italiano: dai primi anni del Novecento al valore aggiunto del made in Italy negli anni del dopoguerra.

Nel 2010, per la morte di Maria Simoncini, Gianfranco Maraniello allora direttore del Mambo di Bologna, affermava: «ci sono persone che hanno fatto lavori con passione e che con la loro intelligenza hanno creato la nostra educazione al visivo, al bello, a delineare con consapevolezza le forme che ci circondano. Potrei dire questo di Dino Gavina ma lo dico adesso di Maria Simoncini».

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Negozio Gavina a Bologna
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