I Free Port e l’arte che non si può vedere

«Se è verde o si muove, è biologia.
Se puzza, è chimica.
Se non funziona, è fisica.
Se non si capisce, è matematica.
Se non ha senso, è economia o psicologia»
-Arthur Bloch

art-storage-of-the-university-of-lethbridge-alberta-canada-detail
Deposito al Delaware Freeport

Si chiama Geneva Free Port ed ospita, da 127 anni, più di un milione di opere tra reperti archeologici e tele dei più grandi artisti moderni e contemporanei, però non è aperto al pubblico. Questo di cui stiamo parlando è uno dei più noti, ma sono altrettanto importanti i depositi presenti a Singapore, Monaco, Lussemburgo e Newark. Jean-Luc Martinez, direttore del Louvre, l’ha definito come «il più grande museo che nessuno può vedere». Si stima al suo interno vi siano oltre mille opere di Picasso.

genevafreeport-550x335
Geneva Free Port

Le persone che ne usufruiscono sono a tutti gli effetti businessman, svicolati da qualsivoglia interesse verso il collezionismo d’arte. L’investimento in arte è visto al pari di quello con prodotti di consumo più tradizionale. I prorietari possono parcheggiare i loro piccoli tesori in luoghi con ambienti climatici controllati e regolati, una particolare discrezione per l’accumolo della documentazione e un regime fiscale vantaggioso.

 

Il posto è assolutamente legale, ma fa sorgere qualche dubbio etico. In prims è corretto raccogliere in magazzini tante opere patrimonio dell’umanità? Questa raccolta a scopo d’investimento a lungo termine porta a un cosneiderevole numero di reperti e opere sottratte alla fruizione, allo studio e alla ricerca che in altre condizioni potrebbero avere.

geneva-syme-sarcophagus-2
Tomba etrusca ritrovata a Ginevra a inizio 2016

In aggiunta il posto è luogo ideale per proteggere eventuali illeciti e furti d’arte. A prova di ciò nei primi mesi del 2016 i Carabinieri, attraversi il nucleo di Tutela Beni culturali, e le autorità svizzere hanno recuperato proprio a Ginevra quarantacinque casse di reperti romani ed etruschi. I manufatti si trovavano nel deposito in Svizzera da molti anni, appartenevano a Robin Sykes, antiquario inglese già noto per altri illeciti simili.

 

Tuttavia l’intera situazione è più articolata di quanto si possa immaginare. Da un lato il nuovo direttore del porto, David Hiler, ha imposto maggiori controlli sui beni, ha suggerito la possibilità di fare visite a invito e incontri con la stampa. Dall’altro a livello intelettuale la discussione è ancora aperta. Se alcuni, come Jean-Luc Martinez e la collega californiana Joanne Heyler, vedono questi luoghi come assolutmaente deleteri per l’intero sistema dell’arte altri suggeriscono come la situazione non sia così differente dal possesso dei privati o da altre vicende in cui l’arte abbandona ogni sua peculiarità distintiva per essere vista come semplice merce d’investimento. Per queste persone è la mentalità dominante in certi ambienti a rovinare l’intero sistema, prima ancora di luoghi come il Geneva Free Port.

Le Free Port, Luxembourg
Luxembourg Free Port

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...