Tra Arte e Architettura: Castel dell’Ovo

«L’Architettura comincia dove due pietre vengono sovrapposte accuratamente»
-Ludwig Mies Van Der Rohe

Il Castel dell’Ovo, è tra i più caratteristici emblemi nel panorama del golfo di Napoli e il castello più antico della città. Originariamente di strutture normanne venne distrutto e ricostruito sotto il potere angioino ed aragonese, lasciando il profilo che possiamo vedere oggi.

Il nome è frutto di un’antica leggenda. Il poeta Virgilio, che si narrava nel medioevo fosse anche un mago, aveva posto all’interno del castello un uovo che manteneva in equilibrio l’edificio. Rompere l’uovo avrebbe portato al crollo del castello e a plurime catastrofi per la città di Napoli. Il valore della leggenda era tanto forte che durante il XIV secolo un crollo parziale dell’arco sul quale era poggiato il castello e, per evitare che tra i cittadini si diffondesse il panico per le presunte future catastrofi, Giovanna I dovette giurare di aver sostituito l’uovo.

Il castello poggia sull’isola di Megaride, in tufo, braccio naturale del monte Echia. Nel I secolo a.C. venne eretta la Villa di Licinio Lucullo, ricca di eleganza con una grande biblioteca, allevamenti di murene e peschi importati dalla Persia, una vera rarità per l’epoca. Con il decadere dell’Impero nel 476 ospitò il deposto Imperatore di Roma, Romolo Augusto. In seguito il posto ospitò i monaci basiliani che adottarono, nel VII secolo, la regola benedettina e crearono un importante scriptorium, anche grazie alla biblioteca creata da Lucullo.

Il complesso conventuale venne raso al suolo dai duchi di Napoli, nel X secolo, durante questo periodo sono molte le fortificazioni. Divenne sede abitativa con Ruggiero il Normanno, dal 1140, e il programma di fortificazione del sito iniziò così. Sotto il regno degli Svevi, attraverso il matrimonio con Costanza d’Altavilla, il castello viene fortificato nel 1222 da Federico II, diventando reggia e prigione di stato. Il re Carlo I d’Angiò spostò la sua corte a Castel Nuovo, il noto Maschio Angioino. Mantenne a castel dell’Ovo alcuni beni da custodire e la  trasformò in residenza della famiglia. Le ristrutturazioni furnono molte e anche ad opera di Alfonso V d’Aragona, iniziatore della dominazione aragonese a Napoli.

Assedi e saccheggiamenti francesi lo piegarono e da allora subì una massiccia ristrutturazione. Con i Viceré spagnoli e i Borboni il castello fu fortificato maggiormente, perse la funzione di residenza diventando fabbrica reale, adibito ad accantonamento ed avamposto militare. Qui fu recluso, tra gli altri, il filosofo Tommaso Campanella.

Durante il Risanamento con l’Unità d’Italia venne elaborato un progetto dall’Associazione degli scienziati letterati e artisti che prevedeva l’abbattimento del castello, mai portato a termine. Da allora il posto rimase in possesso del demanio abbandonato, fino ai restauri del 1975. Oggi è annesso allo storico rione di Santa Lucia, nelle sale si svolgono mostre, convegni e manifestazioni. Con alcune nuove tecnologie sono recentemente emerse tre gallerie, lungo il fianco occidentale del Castello. Si tratta di tunnel, probabilmente usati in età classica per il trasporto di materiale edile. Potrebbero esserci ancora altri resti, ma per completare l’analisi mancano ventimila euro e forse non sarà possibile esaminarli per il momento.

Per informazioni: Castel dell’Ovo.

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