Musei: storia e situazione attuale

«I veri musei sono quei posti dove il Tempo si trasforma in Spazio»
-Orhan Pamuk

«Il Museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto». Questa la definizione di museo dell’Icom, International Council of Museums, ma come è sorto il museo di oggi e che direzione sta prendendo ora?

Il museo sorge tra il XVI e il XVIII secolo. Il Mouséion nell’ellenistica Alessandria dell’Egitto dette origine al nome di museo, ma non fu mai tale. L’edificio non ospitava oggetti, né li conservava. Si trattava di una una biblioteca e un centro di studi, luogo di accoglienza culturale per letterati e intellettuali del mondo ellenistico.

Il primo museo della storia può essere facilmente identificato nella Roma papale. Si trattava del palazzo dei Conservatori, che poi arricchito del Palazzo Nuovo sulla Piazza del Campidoglio, andrà a formare i futuri Musei Capitolini. Era il 1471 quando Sisto IV dona alla città dei bronzi di Laterano, tra questi figura anche la Lupa Capitolina. Le opere vengono esposte tra il Palazzo dei Conservatori e la Piazza del Campidoglio. Il museo verrà aperto al pubblico solo nel 1734, per volere di Papa Clemente XII. Il primo progetto museale propriamente mirato a integrazione tra ambiente circostante e opere esposte sorgerà in periodo poco successivo. Il Giardino del Belvedere, la culla dei futuri Musei Vaticani, sorge per volere di Giulio II. Dal 1509 gli spazi del giardino accolgono prima l’Apollo, il Laocoonte e la Venus Felix, poi aumentano con l’Ercole e Telefo, l’Ercole e Anteo, l’Arianna e il Tevere. Successivamente verranno aggiunti il Nilo, il Tigri, il Torso del Belvedere, un’altra Venere e l’Antinoo.

A Firenze le collezioni medicee, tra Quattrocento e Cinquecento, sono sempre più cospicue e alla sede principesca di Palazzo Pitti serve decorare alcune stanze, così vengono portate delle opere nel palazzo delle imposte, la Galleria degli Uffizi. Così Cosimo I costruisce l’edificio nel 1560, Francesco I crea il vero e proprio museo, nel 1581, e Anna Maria Luisa, ultima discendente, da il vincolo delle opere allo Stato fiorentino, nel 1737. Mentre le scoperte di Pompei ed Ercolano portano lo stato borbone a costruire quello che diverrà il primo parco archeologico monumentale protetto, studiato, conservato e organizzato, con guardie e soldati.

A livello internazionale arrivano in contemporanea il British Museum a Londra 1753, il Museo de Ciencias Naturales of Natural Sciences in Mexico, nel 1790, noto oggi come Museo Nacional de Antropologia. Poi aprirà il Louvre a Parigi, nel 1793, il Museo de el Prado, che diventerà poi il PradoMadrid, 1819, e l’Altes Museum a Berlino, tra il 1824 e il 1826.

E adesso? Adesso i musei sono strutture articolati d’incontro tra pubblico, cultura, esperti e finanziatori. Nelle ultime stime del The Art Newspaper il Louvre riesce ad attrarre più di 8.6 milioni di visitatori l’anno, il British rimane al secondo posto, con i suoi 6.8 milioni, poi il MoMA con un considerevole 6.3 milioni e a seguire Musei Vaticani, National Gallery di Londra, National Palace Museum di Taipei, Tate ModernNational Gallery di Washington DC, Hermitage e D’Orsay. Più i musei diventano di alto profilo più i servizi ai visitatori si fanno più raffinati, i sistemi informatici in questo hanno molto aiutato. Al Brooklyn Museum in New York, per esempio, ha aperto aperto alle app dello smartphone. Con Android è sorto ASK, un modo interattivo per dialogare con i responsabili del museo in tempo reale, facendo loro domande e osservazioni. Attualmente è usato per comprendere le esigenze curatoriali dei visitatori, ma il futuro che lascia intravedere è quello del Marketing di prossimità, in cui i rivenditori utilizzano i dati di telefonia mobile per fornire pubblicità su misura.

Si parla di milioni di visitatori per la maggior parte dei musei sopra citati, ma anche d’investimenti. Si perché recenti studi hanno mostrato che più un museo investe più quello gli ritorna. The Art Newspaper ha scorto una differenza considerevole tra i musei che hanno investito e si sono ingranditi maggiormente  e quelli che non l’hanno fatto. Grosso modo, tra 2007 e 2014, un miglioramento annuale del 14.1% contro il 10.2% degli enti che non lo hanno fatto, non piccole cifre. Soprattutto nell’ottica dei finanziamenti, dato che l’affluenza del pubblico è uno dei pochi metodi quantitativi con cui si può cercare di definire il valore del prodotto culturale proposto.

Tuttavia non si tratta solo di numeri e ampliamenti, il museo deve sapere attrarre, educare e far sorgere nuove idee ai suoi fruitori. J.M.G. Le Clézio scriveva che: «La funzione di un museo dovrebbe essere non quella di mostrarci delle cose, ma di permettere di vedere in noi stessi attraverso le cose, di misurarci in relazione agli oggetti esposti». Soprattutto quando le scuole non possono farlo, quando i primi tagli sono per cultura ed educazione i danni possono essere  considerevoli. Potenzialmente generando una lacuna pericolosa nei giovani e non. I musei e le biblioteche diventano allora un modo per avvicinare chi conosce e chi no, chi ama l’arte e chi proprio non la capisce.

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