Prostituzione e Arte

«Passione è tutta l’umanità. Senza di essa, la religione, la storia, la letteratura e l’arte sarebbero inutili»
-Honoré de Balzac

L’arte e la storia è piana di religione e lussuria, amore aulico e profano. Definita maja, letteralmente «ragazza sfrontata e provocante», cortigiana, donnina allegra, etera, gigolette, lupa e peripatetica. I nomi nella storia sono molti e altrettanti le sue raffigurazioni nell’arte.

Gli antichi romani decoravano i muri delle case con frasi esplicite e chiare allusioni sessuali, ne sono un’esempio i delicati lavori sulle mura di Pompei. Nei Lupanari romani venivano disegnate immagini esplicite, con membri e indicazioni sulle differenti prestazioni offerte. In alcuni casi poi l’arte è stata influenzata da alcune interpretazioni parziali, come la storia di Giulia Maggiore, figlia di Augusto, che per alcuni storici venne vista come peccatrice lussuriosa e dedita alla prostituzione. Probabilmente era semplicemente una donna forte ed emancipata con un particolare appetito sessuale. Nonostante ciò venne raffigurata come prostituta da personaggi come il russo Svedomsky.

Nel Cinquecento molte donne erano giovani e belle cortigiane. Donne di raffinata estrazione sociale e molto colte. Splendide, eleganti e ritratte dai pittori più importanti della casata. Erano personalità come quella di Tullia D’Aragona o la veneziana Veronica Franco. Donne che spesso vedevano nella prostituzione la sola via per l’indipendenza e l’autonomia economica da qualsiasi altro uomo.  Il vivace Caravaggio, che nel corso della sua vita ebbe numerose avventure e disavventure, fu al centro di uno scandalo con la sua Morte della Vergine. La Madonna al centro della scena è giovane e gonfia, una caratteristica che viene motivata a livello iconografico come una rappresentazione della Chiesa, eternamente giovane e gravida della grazia divina. Tuttavia a molti è parso la modella fosse in realtà una peccatrice, forse anche incinta e morta nel Tevere.

Nel Settecento gli amori libertini vengono ritratti in molte tele, da baci alle pose avvenenti. Non solo gonne larghe e capigliature vaporose, quindi. Pose come quelle di Marie-Louise O’Murphy. Nell’Ottocento donne e luoghi della prostituzione diventano sempre più al centro delle tele degli artisti. In alcuni casi è molto velata, come l’Attente di Jean Béraud. Dalle analisi psicologiche dei corpi flaccidi ed eccitati dei clienti di Degas, alle sfrontate figure di Manet. Le donne di fine Ottocento, durante il giorno, non erano dissimili dalle altre. Solitamente si riconoscevano per pettinature, spille o stivaletti eccentrici, come nel caso di Giovanni Boldini Attraversando la strada.

Un’artista molto vicino all’ambiente dei bordelli fu Toulouse-Lautrec, per un’intero anno visse l’ambiente descrivendo tristezze e gioie di quelle donne. Nel Novecento le immagini di lussuria e prostituzione continuarono, ma forse la più nota tra tutte fu la scena rappresentata da Pablo Picasso, le Demoiselle d’Avignon. Affiancata alla pittura sorge poi un filone specifico nella fotografia, più veloce e in certi casi con meno regole morali, rispetto alla pittura, a cui prestare attenzione.

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