Olimpiadi in Brasile: eventi per risanare il Paese?

«Citius, Altius, Fortius»

-Motto ufficiale delle Olimpiadi

Il motto ufficiale delle Olimpiadi, usato nel 1924 a Parigi, è «Citius, Altius, Fortius», ergo più veloce, più alto, più forte. Se si guarda alla situazione in cui versa il Brasile alla vigilia dell’inaugurazione, o anche molti degli Stati che hanno ospitato le Olimpiadi l’affermazione fa storcere un po’ il naso.

Il simbolo delle Olimpiadi attualmente è raffigurato nei cinque cerchi colorati su sfondo bianco. Essi rappresentano i cinque continenti del mondo, il loro intreccio indica l’universalità dello spirito olimpico. I colori scelti erano presenti nelle bandiere di tutte le nazioni del mondo nel momento in cui furono scelti. Tuttavia è forte una credenza popolare che vede un colore per ogni continente. Rispettivamente il cerchio blu per l’Oceania, giallo per l’Asia, nero per l’Africa, verde per l’Europa e rosso per l’America.

Oltre a essere una competizione atletica di respiro internazionale, però, si parla di uno degli eventi più costosi che uno Stato debba affrontare, assieme alla World Cup. A parlarne sono stati numerosi quotidiani, il Pais, il Quotidiano, l’Internazionale. Gli economisti, da anni ormai, sconsigliano eventi di così grandi dimensioni perché gli svantaggi sovrastano i possibili ritorni. Ai cittadini lo spettacolo affascina da secoli, ormai. Soprattutto le Olimpiadi piacciono ai politici, aumenta la visibilità e il consenso dei cittadini, così ecco nuovamente cerimonie e gare. Costi alti e poco tempo aumentano le necessità di liquidità. I costi lievitano facilmente, solitamente vincono i progetti più ambiziosi e i costi sono stati fatti male. I progetti richiedono circa dieci volte tanto quello che si era preventivato e quando tutto e finito molte strutture vengono abbandonate.

Il compitato olimpico promuove ancora l’idilliaca idea che eventi di questo calibro portino più vantaggi che problemi. Si promette in primis ondate di finanziamenti per la riqualificazione di aree urbane e strutture, non dal Cio ma da potenziali altri investitori. Sottolinea le possibili entrate i diritti televisivi, anche se adesso il 70% finisce allo stesso Cio contro il 4% di trentanni fa, e poi ricorda sempre “l’ondata di turisti”. Onda che è più una leggera brezza, anzi nemmeno smuove troppo le acque. Andrew Zimbalist, economista, ha dimostrato come i turisti a Pechino e Londra per le Olimpiadi fossero meno di quelli registrati dal normale flusso turistico in alti anni.

Tuttavia ci sono casi in cui il bilancio è stato chiuso in attivo. I casi in realtà sono pochi, il più eclatante è stato Los Angeles 1984. Quello però è stato un caso un po’ singolare, unica città candidata nel 1978 a ospitare i Giochi è riuscita ad avere dalla sua un forte potere di contrattazione. Ecco allora l’aiuto del Cio per alcuni costi extra e il permesso di riutilizzare vecchie strutture già presenti. In questo modo la città ha chiuso con l’attivo di 250 milioni di dollari. Caso isolato, infatti il Quotidiano delinea altre situazioni molto meno rosee. Per esempio Torino si è ritrovata con un rosso di 3 miliardi, Montreal ha avuto un passivo di 1,5 miliardi per trent’anni prima di sanare il suo debito. Sembra la Russia sia riuscita a chiudere con un attivo di 22 milioni, ma voci di opposizione che faticano a farsi strada sostengono che in realtà anche Putin e la sua olimpiade hanno avuto un rosso di ben 5 miliardi. Alcuni studi olandesi hanno evidenziato il prospetto che, in futuro, gli unici che potranno realmente permettersi una candidatura a eventi di grandi dimensioni saranno solo gli stati che si fondano su saldi regimi. Un’idea che non appare per nulla strana se si guarda che per le World Cup saranno ospitate, in successione, da Russia e Quatar.

Adesso il Brasile sta per aprire i battenti, ma non pare tutto rosa e fiori. Per oggi sono previsti numerosi cortei di protesta per la situazione fuori controllo dell’economia del paese. I quartieri a nord della città sicuramente non saranno a portata dei turisti, la zona del Complexo do Alemão conta 120 mila persone stipate in faticenti favelas e l’anno scorso è stata attraversata da più di cento giorni consecutivi di sparatorie. Distrutte alcune delle favelase allontanati dal centro,  i poveri si sono ritrovati ancora senza aiuti ma senza nemmeno un tetto sotto cui stare. Il direttore di Amnesty International del Brasile, Atila Pereira Roque, parla di una guerra silenziosa contro i poveri. In contemporanea i ricercatori hanno sottolineato l’altissimo inquinamento delle acque che potrebbe portare a malattie per i nuotatori. A mietere ulteriore panico ci pensa il virus zika e, in aggiunta, la polizia si è fatta sentire più forte di prima, repressioni per un totale di 40 morti  in più negli ultimi giorni. Ultima notizia? A quanto pare un Viceconsole russo ha ucciso un presunto rapinatore nel tentativo di difendersi da un’aggressione,qualche ora fa.

Per info sui programmi e novità: Rio 2016 – Olympics.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...