Street Art e Olimpiadi a São Paulo

«Un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata»

-Keith Haring

São Paulo conta più di 11 milioni di persone tra le vie del paese, 20 milioni se si guarda l’intera città metropolitana. Per avere un’idea Roma, in Italia, vanta il primato di più popolosa della penisola e ne ha solo poco più di 2 milioni. La bella capitale del Brasile sta per aprire i battenti alle Olimpiadi, non senza polemiche e allerte terrorismo.

In vista dell’inaugurazione di venerdì 5 agosto un piccolo sguardo su alcune opere di street art della città, vecchie e nuove. Infatti sono contati almeno 85 artisti di fama nell’ambito della street-art che hanno fatto quasi duecento opere in giro la città. Figurano personaggi come Nove con le sue figure allungate e leggere dalle linee ripetute, la Pop-Art di Warhol e la sottocultura degli ultimi decenni filtrata nelle opere di Daniel Melim. I nomi sono molti ancora InvaderNuncaOzmoProzak.

Molto presenti nel seguire le vicende del paese sono stati gli artisti della strada a far emergere il dissenso per la World Cup nel 2014. Loro, come molti nel paese, vedevano uno spreco di risorse per un paese piegato da povertà e miseria per una grande fetta di popolazione. Una situazione simile era sorta con le Olimpiadi di Londra nel 2012, quando Banksy aveva riempito le strade della città con alcuni disegni di accusa verso lo sperpero di tanto denaro e l’iprocrisia della società.

Adesso il Brasile non si è ripreso, la situazione del Governo è ancora tremendamente incerta e alcune violenze su giovani ragazze hanno scoperto una piaga profonda riguardante una società ancora intrinsecamente maschilista. Alcune nuove opere sono comparse sui muri della città, da un lato il murales di Kobra pieno di colori che l’artista spiega essere un messaggio per far comprendere che “we are all connected”, dall’altro le sculture monumentali di JR con un nuotatore e un atleta che interagiscono con il paesaggio circostante. Un modo per raccontare il mondo in una forma d’arte ancora “incontaminata”, come sostiene Bansky: «la TV ha fatto sembrare inutile andare a teatro, la fotografia ha praticamente ucciso la pittura, ma i graffiti sono rimasti gloriosamente incontaminati dal progresso».

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