Quando una cineasta non fa arte: Leni Riefenstahl

Fin dall’inizio potere e arti sono andati a braccetto, uno finanziava e l’altro elevava il suo committente, da Botticelli a Caravaggio. La sfera del potere, come quella amorosa, non può intaccare la validità di un genio. Nessuno mai definirebbe di poco conto il lavoro di Picasso solo per la sua innata propensione ad alcol e infedeltà. Non sono le loro convinzioni politiche, dunque, a dover guidare il metro di giudizio, ma la tecnica, l’abilità di trasmettere significati e innovare. Da questo possiamo comprendere facilmente che il Futurismo è da considerarsi un’avanguardia di tutto rispetto. Indipendentemente dalle idee che alcuni dei loro membri potessero affini, con il tempo, al fascismo.

Quando si parla del lavoro di Leni Riefenstahl solitamente alcuni personaggi cercano ancora di rimarcare come la critica internazionale si disinteressi alla sua arte perché vicina alla propaganda nazista. Va quindi precisato che no, con la lucidità storica che permette il tempo, il giudizio sulla sua “arte” non era scorretto. La donna si è mostrata come mera dipendente al soldo di Hitler, priva di quell’innovazione necessaria per definire un lavoro opera d’arte. L’idea che la sua arte sia stata “nascosta”, a opera di comunisti e Alleati, è sorta dalla Riefenstahl stessa. Nella sua biografia parla, non senza poca fantasia, di come la società s’impegnasse a impedire il suo successo. La verità è che la regista non aveva seguito perché le sue opere erano semplicemente al soldo dell’elevazione ariana nazista. Le sue opere sono state analizzate, studiate e rigettate dalla critica cinematografica per la loro noiosa forzatura. A prova di ciò può essere citato Nolde, riconosciuto come tra i migliori artisti espressionisti tedeschi, indipendentemente dalle sue idee antisemite e vicine al nazismo.

Spesso il lavoro della donna è stato accostato a quello di Rodčenko, tremendo  errore. Seppure entrambi ritraggano le masse la differenza non potrebbe essere più abissale. L’artista russo era un vero sperimentatore, vicino a correnti artistiche e idee di avanguardia. Egli voleva offrire nuovi punti di vista all’osservatore, facendo foto verso l’alto o verso il basso. L’estetica della propaganda nazista della Riefenstahl era mera esaltazione della razza. Ogni scena distinta dalle altre, le riprese fatte per trasformare la realtà in letteratura e teatro spacciandolo per documentario. Il suo successo è stato mediato dalla propaganda. Ecco come il suo film più celebre, Il trionfo delle Volontà, è riuscito a vincere il premio alla Biennale di Venezia del 1938 anche se, essendo documentario, non avrebbe potuto partecipare. Dopo la caduta la regista divenne indagata a Norimberga, passando per semplice sostenitrice. Sentenza che a molti non sembrò corretto: testimonianze certe accertavano lei conoscesse molte delle atrocità perpetuate dal Governo. Dalla presenza durante alcuni eccidi, all’uso di zingari deportati in campi di concentramento per delle comparse.

Con il tempo elaborò delle scuse: per esempio non sapeva delle atrocità dei campi, né che i suoi colleghi sotto il regime si erano ritrovati in gravi guai. A quanto pare era l’unica in Germania a non aver sentito parlare della mostra sul l’arte degenerata, portata avanti nel 1937. Mentre prendeva le distanze dal passato, con pochissimo successo, cercava anche di mostrarsi sempre lontana dalle idee di Hitler e forzata per paura. Proseguendo nella sua carriera s’interessò alla fotografia, in particolar modo alla cultura Nuba in Sudan. A riguardo la Susan Sontag  ha mosso gravi critiche, rileggendovi alcune idee tipiche dell’estetica nazista «Sebbene i Nuba siano neri e non ariani, il ritratto che ne dà la Riefenstahl evoca alcune importanti tematiche dell’ideologia nazista: il contrasto fra puro e impuro, incorruttibile e contaminato, fisico e spirituale, gioioso e critico. […] L’estetica fascista include quella particolare celebrazione del primitivo presente in L’Ultimo dei Nuba, ma va molto oltre. Più in generale, nasce da (e giustifica) situazioni di controllo, di comportamento sottomesso, di sforzo eccessivo, di sopportazione del dolore; sanziona due condizioni apparentemente contraddittorie, l’ego mania e l’asservimento».

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