Tra Arte e Architettura: la Basilica di Santa Sofia

«L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi.
La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere».

-Le Corbusier

Una delle più maestose architetture della storia è visitabile a Istambul, la bellissima Basilica di Santa Sofia. L’edificio non è solo un simbolo di abilità tecniche e maestosità, ma un modo per ripercorrere le tappe fondamentali della storia della città.

La Magna Ecclesia è stata inaugurata il 15 febbraio 360, era il blocco più antico dell’edificio dedicato al Logos, la seconda persona della Trinità. Vicinissima al palazzo in costruzione divenne, assieme alla precedente chiesa di Santa Irene, l’edificio di culto principale per l’Impero bizantino. L’edificio era una tradizionale basilica latina piuttosto semplice in termini di elementi architettonici: colonnato e gallerie, dotata di un tetto in legno e da un doppio nartece all’ingresso. Quasi tutto il corpo dell’edificio sfumò in un incendio, durante gli scontri in città per l’astio tra il Patriarca di Costantinopoli Giovanni Crisostomo e l’imperatrice Elia Eudossia, moglie dell’imperatore Arcadio.

Sorse allora una seconda chiesa, per volere di Teodosio II, inaugurata il 10 ottobre 415, sotto il progetto dall’architetto Rufino. Durante la rivolta di Nika, del 532 contro l’imperatore Giustiniano, la chiesa bruciò quasi completamente. Alcuni resti della chiesa sono poi stati collocati nel cortile occidentali e scoperti, nel 1935, da Schneider. Dopo tali episodi sorgerà la chiesa che oggi noi conosciamo. Il 23 febbraio 532 l’imperatore Giustiniano I dà ordine per costruire una nuova basilica diversa dalle due precedenti. Gli architetti chiamati sono due personalità di grandissimo rilievo al tempo, l’architetto Isidoro di Mileto e il fisico e matematico Antemio di Tralle. Per l’occasione furono mobilitati persone e materiali da tutto l’Impero. Arrivarono colonne elleniche dal tempio di Artemide di Efeso, porfido dall’Egitto, marmo verde dalla Tessaglia, petra nera dal Bosforo e gialla dalla Siria. Il cantiere richiese il lavoro di oltre diecimila persone per costruire quella che voleva essere la chiesa più grande della cristianità.

La nuova basilica venne inaugurata il 27 dicembre 537 con una celebrazione in pompa magna. Tuttavia i mosaici all’interno della chiesa furono completati solo trent’anni dopo. Così Santa Sofia divenne la sede del patriarca di Costantinopoli e il luogo principale per le cerimonie imperiali dei reali bizantini. Le disavventure della chiesa non terminarono qui, alcuni terremoti indebolirono la doppia cupola e questa cadde completamente il 7 maggio 558. Non era solo colpa del terremoto, ma al carico della cupola che era troppo per una struttura tanto piatta. Per questo motivo i piloni che sostenevano la cupola si deformarono. Al ripristino ci pensò Isidoro il Giovane, nipote di Isidoro di Mileto. Utilizzarono materiali leggeri e alzò la cupola di oltre 6 metri. Durante la Guerra all’Iconoclastia l’imperatore Leone III Isaurico ordinò all’esercito di distruggere le icone e tutte le immagini religiose vennero rimosse dalla Basilica. Dopo alcuni terremoti e incendi cupola e parte dell’edificio si rovinarono, ma vennero sempre prontamente fatte aggiustare, essendo l’edificio principale per il rito bizantino.

Durante la Quarta Crociata la Chiesa venne saccheggiata da cristiani di rito latino. Molte furono le reliquie portate via, per esempio una pietra della tomba di Gesù o il suo sudario. Passata, durante l’occupazione latina di Costantinopoli, a cattedrale cattolica romana alcuni uomini illustri si fecero seppellire lì. Per esempio Enrico Dandolo, doge di Venezia, ha la tomba nella basilica. Quando i Bizantini tornano nella città, nel 1261, la chiesa è fatiscente. Tra lavori e terremoti la chiesa stette chiusa fino al 1354.

Nel 1453 il Sultano Maometto II assedia Costantinopoli e promette, ai suoi, tre giorni di saccheggio , dopo di che avrebbe rivendicato le ricchezze per sé.La Basilica non fu esente, anzi era convinzione ivi vi fossero grandi bottini. Allo stesso tempo era quello il luogo in cui si erano rifugiati i cittadini. L’edificio fu profanato e saccheggiato, gli occupanti resi schiavi o uccisi.Subito dopo la conquista della città, la Basilica di Santa Sofia fu convertita in moschea di Aya Sofya. Quando il Sultano s’impadronì dell’edificio questo era particolarmente mal tenuto ed egli ne ordinò la pulizia e la riqualificazione. Il patriarca si trasferì invece nella Chiesa dei Santi Apostoli. Aumentando le conquiste aumentavano i bottini da introdurre nella Moschea, arrivarono colonne monumentali e gallerie, un minbar in marmi e una loggia per il muezzin.

Il restauro più famoso è quello voluto da Abdul Mejid I. Furono 800 lavoratori, tra il 1847 e il 1849, sotto la direzione dell’architetto Gaspare Fossati e il fratello Giuseppe. Essi consolidarono cupola e colonne, rinnovarono il ciclo decorativo e intonacati i mosaici bizantini superstiti. Il 13 luglio 1849, alla fine del restauro, la moschea venne riaperta al culto con una cerimonia solenne. Mustafa Kemal Atatürk, presidente e fondatore della Repubblica di Turchia, nel 1935 trasformò la Basilica in un museo. Da un lato tappeti e intonaco vennero rimossi, facendo riaffiorare raffigurazioni che per secoli non erano più state viste. Dall’altro la situazione delle opere al suo interno era veramente degradata.

Negli anni 1997-2002 il World Monuments Fund stanziò delle sovvenzioni per restaurare la cupola. Anche se la manutenzione è necessaria ancora attualmente i lavori terminarono ufficialmente nel 2006. Fino a pochi giorni fa nel museo era strettamente vietato fare messe, limitando una stanza al culto per qualsiasi credo religioso. Il 2 luglio 2016, dopo 81 anni, il muezzin torna a cantare da Santa Sofia.

L’edificio è un monumentale incontro di elementi geometrici, la pianta è un rettangolo che s’incontra in un quadrato. L’interno è scandito da tre navate, le arcate divisorie in doppio ordine, e un’abside opposta all’ingresso. La pianta ha dei riferimenti alla basilica costantiniana. Il vero fiore all’occhiello è la Cupola. Sostenuta da quattro pennacchi  che contemporaneamente permettono una transizione elegante delle forme e frana le forze laterali sgravando del peso le colonne. Mosaici, opere figurative e decorazioni antropomorfe adornarono la chiesa nei differenti periodi storici. Attualmente solo un ridotto ciclo decorativo è stato riportato alla luce.

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