Buon Compleanno Edward Hopper (22/07/1882)

«Se potessi esprimerlo con le parole non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo»

E. Hopper

Nato il 22 luglio 1882, in un paesino fuori da New York, Edward Hopper era figlio di due angloamericani appartenenti alla media borghesia. I due, dopo aver notato le abilità del figlio, sin dalla più tenere età, lo incentivarono a perseguire questa sua abilità.

Nel 1900 arriva alla New York School of Art, allora diretta da William Merritt Chase, vicino all’impressionismo europeo e pilastro, assieme a Robert Henri, del realismo della Ashcan School. In quella scuola Edward conbbe i pilastri dell’arte americana della prima metà del secolo, da Guy Pène du BoisRockwell Kent, passando per Eugene Speicher e George Bellows. Dopo un primo viaggio a Parigi tornò a New York, i critici non vennero impressionati dalla sua arte e presto si ritrovò a dover lavorare come illustratore per la C. C. Phillips & Company. Il lavoro non gli piaceva, ma permetteva di mantenersi e gli fornì una formazione che gli permise poi di sviluppare un tipo di arte molto “asciutta” con pochi elementi carichi di particolari rivelatori.

Ritornò in Europa, visitando Parigi e la Spagna, per poi stabilirsi definitivamente nella Grande Mela. Lì, nel 1918, diviene tra i primi membri del  Whitney Studio Club, centro per gli artisti indipendenti americani tra i più vivaci del periodo. Il successo arriva nel 1924, quando alcuni acquerelli vengono esposti a Gloucester nella galleria di Frank Rehn. Nello stesso anno l’artista sposa una ex compagna di corso del collage, Josephine Verstille Nivison. Una fedele compagna di vita che divenne sua musa e modella per tutte le figure femminili da lui dipinte da quella data in avanti.  A conferma di ciò, nel 1930, il quadro House by the Railroad viene acquistato dal MoMA. Sarà questa la tela che ispirerà Alfred Hitchcock per la casa di Psyco. La sua fama continuò, indisturbata, fino alla sua morte nel suo studio di New York, nel 1967.

Alcuni hanno visto la sua arte non solo la più alta rappresentazione del realismo americano del tempo, ma come base per alcune idee che si diffusero poi con la Pop- Art. Lo storico e critico d’arte Matthew Baigell disse che«la grande popolarità di Hopper, che è considerato il migliore pittore realista americano del XX secolo, deriva tanto dal suo stile quanto dal suo atteggiamento verso i soggetti. Le sue figure sono imprigionate nel posto che occupano perché diventano parte della composizione generale del quadro e dei diversi movimenti direzionali di forme e colori. Non hanno capacità di movimento indipendente. Inoltre, i colori sono brillanti, ma non trasmettono calore». Le influenze impressioniste si mescolano a uno stile personale e vitale, in futuro molto imitato anche in campi differenti come il cinema e la pubblicità. Una forte componente realista si mischia a una personalissima visione del mondo. Il pittore era solito ricordare «non dipingo quello che vedo, ma quello che provo». Le forme e i risultati sulla tela fanno quasi ricordare opere della metafisica di Giorgio de Chirico. I soggetti sono raramente più che uno per tela, quando ci sono più persone queste non si guardano né sembrano accorgersi degli altri. Ancora Baigell disse che Hopper «ritrasse coloro che sembravano sopraffatti dalla società moderna, che non potevano rapportarsi psicologicamente agli altri e che, con gli atteggiamenti del corpo e i tratti facciali, indicavano di non avere mai avuto una posizione di autorità». Si può notare facilmente come i soggetti delle sue tele siano profondamente soli e isolati, anche se nel bel mezzo della città. Molto importante il ruolo femminile che racchiudono significati simbolico, assorte nei propri pensieri, belle e distanti.

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