Buon Compleanno Alexander Calder (22/07/1898)

«Si osserva la natura e in seguito si prova a emularla»

-A. Calder

Il 22 luglio 1898 a Lawton, Oklaoma, nasceva Alexander Calder, scultore, pittore, litografo e progettatore di giocattoli, arazzi, tappeti e gioielli. Calder era figlio d’arte, il nonno e il padre prima di lui sono riconosciuti come scultori di rilievo e la madre era una ritrattista professionista che sposò il padre dopo alcuni studi d’arte alla Sorbona. La famiglia girò molto, prima Philadelphia poi l’Arizona e Pasadena, New York e poi San Francisco, dove il padre ottenne una cattedra. La famiglia fece spola tra New York e San Francisco per molti anni, destinando sempre la cantina di casa a studio per il figlio. Infine Calder dovette rimanere in California da solo, l’ultimo anno del liceo, per potersi diplomare.

Finiti gli studi s’iscrisse a ingegneria, indirizzo ingegnere idraulico. Sebbene fosse una famiglia di artisti i genitori insistettero perché nessuno studiasse quello per vivere, essendo troppo precario come lavoro. In contemporanea praticò numerosi sport e, nel 1917, entrò a far parte dello Student’s Army Training Corps, Sezione Navale. Dopo la laurea continuò a lavorare come ingegnere idraulico e disegnatore presso la New York Edison Company. Insoddisfatto cercò altri lavori in differenti parti degli statiuniti, prima fu fuochista nella sala caldaie, dopo addetto al controllo delle ore di lavoro in una segheria. Infine decise di tornare a New York e iniziare la carriera d’artista.

Dopo qualche periodo trascorso a New York, dove s’interessò al circo, elemento cardine per alcuni suoi lavori, andò a Parigi. Nella città francese iniziò a creare complessi giochi per bambini. Conobbe, in uno dei suoi viaggi, Louisa James, pronipote dello scrittore Henry James e del filosofo William James. I due si sposarono nel 1931 e in contemporanea Calder mutò il suo approccio con l’arte. Venne a contatto con molti volti noti delle avanguardie, come Joan Miró, Jean Arp, e Marcel Duchamp. La visita allo studio di Piet Mondrian lo persuase sempre più ad avvicinarsi all’astrattismo. Negli anni ’40 e ’50 arriva il vero riconoscimento, il MoMA organizza retrospettive su di lui, la Biennale di Venezia lo invita a partecipare e l’onora con il Primo Premio per la Scultura nel 1952 . La strada è in ascesa per lui, il Salomon Guggenheim di New York, la mecenate Peggy Guggenheim e molti altri s’interessano delle sue opere. Calder lavora per opere monumentali, negli anni ’60, anche per la sede UNESCO di Parigi. Muore nel 1976 e la sua importanza aumenta ancora. Nel 2003 un suo Untitled è stato battuto all’asta di Christie’s New York per 5.2 milioni di dollari.

Alexander Rower, nipote dell’artista e presidente della Fondazione Calder, afferma che «nessuna opera di mio nonno è mai uguale a se stessa. Ha reinventato le possibilità della scultura». Dalle sculture mobile alle statiche, da forma figurate ad astratte, una caratteristica costante del suo lavoro è che l’artista non ha mai messo da parte la dinamicità.  Come affermava William Faulkner «scopo di ogni artista è arrestare il movimento, che è vita, con mezzi artificiali, e tenerlo fermo ma in tal modo che cent’anni dopo, quando un estraneo lo guarderà, torni a muoversi, perché è vita».Calder è stato l’antitesi di qual si voglia riferimento alla staticità, un’incontro tra pittura e scultura che incorpora anche il suono, oltre che il movimento.

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