Ai Pokémon piace nascondersi nei musei

Pokémon Go è ormai diventata argomento catalizzante di discussioni, nel mondo virtuale e quello reale. La realtà aumentata del gioco permette agli utenti d’interagire nella propria città, muoversi e raccogliere più animaletti possibili. Tra tante le voci che circolano c’è chi addirittura suggerisce si tratti di un prodotto creato con la collaborazione di agenzie di sicurezza firmate U.S.A.. Complottismi a parte, gli incidenti che può portare il gioco sono già dietro l’angolo: tra disattenzioni e comportamenti inopportuni. I personaggi Nintendo sono stati avvistati, un po’ ovunque. WartortleCharmander e company, dalle chiese alle stazioni di polizia e la Sberbank, banca russa, propone assicurazioni per gli eventuali infortuni.

L’ultima novità è che, a quanto pare, ai Pokémon piacciono i musei. A comunicarlo in Italia è il MiBACT e gli operatori museali degli Uffizi. L’edificio di eredità medicea sarebbe stracolmo di piccoli animaletti, che si nascondono tra statue e dipinti dei secoli trascorsi. Le reazioni dei musei cambiano molto, le istituzioni internazionali non hanno assolutamente adottato un profilo condiviso a riguardo della questione, né i singoli enti nazionali. Gli Uffizi non sono l’unico museo italiano che pare aver ben accolto la novità. Il Palazzo Madama di Torino non solo ha accolto il nuovo gioco come un’avventura ma come una possibilità. Il museo si è affrettato a pubblicare sul suo sito un vademecum. I consigli sono per i giocatori interessati a visitare il museo, incentivano all’uso del WiFi gratuito, si scusano per le poche prese a disposizione per la ricarica del cellulare e indicano i migliori posti per vedere la città e trovare animaletti. Ovviamente ricordando di non far confusione o inciampare nelle opere, il Palazzo sembra aver colto la palla al balzo per incentivare le visite accorte al suo interno. All’antipodo Andrew Hollinger, direttore del Museo dell’Olocausto a Washinton, ha richiesto di togliere l’ente dalla mappa del gioco Nintendo. Il motivo è che, a quanto pare, un Pokémon si aggira nei pressi dell’Auditorium museale, posto in cui vengono ricordati i sopravvissuti alle camere a gas. Il direttore ha giustamente sottolineato l’inopportuna situazione, per un visitatore, di arrivare in un punto rappresentativo per il museo e trovare Koffing, un pokémon che emette gas velenosi. Non sono sullo stesso piano la maggior parte delle istituzioni museali statunitensi, come il MoMA. Mentre la Russia pare non vedere di buon occhio il gioco, che sarà posto al vaglio di una commissione. Questa decisione è stata prese dopo che alcuni animaletti sono stati avvistati nel museo Gulag di Mosca.

A riguardo fioccano le polemiche, tra chi le vede un’opportunità per gli enti culturali e chi la vede come una minaccia. Plausibilmente è un problema controverso, che dovrà essere trattato con attenzione e non sottovalutato. In aggiunta forse ci si dovrà domandare se vanno cambiati i mezzi per calcolare l’affluenza nei musei, se alcuni dei turisti vi entreranno solo per giocare con lo smartphone. Di contro, chi lavora o visita sovente un museo, galleria o fondazione, sa che la maggior parte dei visitatori era già distratta prima. Più interessata al selfie o alla caffetteria che a confrontarsi con l’opera d’arte.

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