Torino cambia volto?

A Torino, in questi caldi mesi estivi, si respira una strana aria. Come sempre gli studenti universitari si apprestano a finire gli esami e le famiglie a passare qualche giorno di vacanza i nuovi progetti per la città. Tuttavia nel mondo della cultura un po’ si trema. Torino, città rinvigorita da una decina di anni, ha raggiunto visibilità e approvazione grazie ad alcuni progetti culturali di un certo rilievo. Progetti volti ad avvicinare gli interessati al mondo dell’arte con abbonamenti e agevolazioni, eventi musicali e fiere. Un operoso lavoro che ha portato a ottimi riconoscimenti, a giugno la città era terza in Italia per posti di lavoro nella creatività. Davanti a Torino solo Roma e Milano e a decretare la medaglia di bronzo è stato il valore riconosciuto nel settore della creatività: ben il 9.1% della ricchezza totale.

Oggi è stato depositato il Programma per i prossimi cinque anni ai quaranta consiglieri comunali. In primis sparirà la Fondazione per la cultura di Torino, non approvata abbastanza utile dalla sindaca, Appendino. In secondo luogo i finanziamenti alla cultura saranno dati su base triennale, per grandi enti e organizzazioni, e annuale, per le singole iniziative. Andando a guardare nel dettaglio queste affermazioni si deve fare una parentesi sulla Fondazione per la Cultura Torino e le opinioni discordanti a riguardo. L’istituzione è stata creata dal precedente sindaco della città, Fassino, con scopo di promuovere «la diffusione e la valorizzazione della cultura attraverso un’attività integrata di fundraising». L’organizzazione è stata proposta «dalla Città di Torino per coniugare l’impegno di aziende private che credono nel valore della cultura come servizio fondamentale alla cittadinanza e risorsa di attrazione turistica e i progetti di manifestazioni e iniziative dell’amministrazione cittadina e delle realtà culturali del territorio». Lo scopo, in sostanza era quello di accogliere sponsorizzazioni ed erogare finanziamenti per il sistema culturale torinese. Nel 2015 erano sotto tale ente l’organizzazione della quarta edizione di Biennale Democrazia, la quarta edizione del Torino Jazz Festival, il Torino Classical Music Festival, la prima edizione di TODAYS Festival, la nona edizione di MITO Settembre Musica e MITO per la Città. Inoltre, ha realizzato la rassegna Note per la Sindone, The Children’s World, The Best of Italian Opera. L’ente, tuttavia, non va molto a genio alla nuova sindaca che ha definito la Fondazione come inutile. «In parte ha acquisito le sponsorizzazioni istituzionali della Città di Torino, precedentemente gestite dagli uffici comunali e in parte opera in concorrenza con le altre fondazioni culturali, Regio, Stabile, Fondazione per il Libro, che svolgono quotidianamente un ottimo lavoro». L’opinione però pare non così condivisa nemmeno nel suo partito dato che Paolo Giordana, braccio destro della prima cittadina di Torino, si era candidato a guida della Fondazione. Fatto sta che la Fondazione sarà chiusa, tale operazione dovrebbe ridurre di 400 mila euro l’anno per le spese di funzionamento della struttura, riportando tutto all’ambito comunale dei bandi pubblici. Tuttavia, dall’alto lato della barricata, c’è chi afferma che quella non sia una mossa accorta. La sua soppressione creerà gravi problemi per l’organizzazione di eventi nella città e per gli operatori culturali sul territorio. A parlare è l’ex-Assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe ha spiegato l’utilità per un ente pubblico di avere a disposizione una organizzazione come quella creata da Fassino. «Questa fondazione ha due compiti fondamentali. Quello di raccogliere fondi da parte dei privati, ma soprattutto quello di pagare subito, con questi soldi, addetti e fornitori. Cosa che non sarebbe possibile attendendo il denaro delle casse comunali» Sempre in relazione ai programmi della sindaca grillina l’ex assessore aggiunge «Il problema è che la programmazione economica su base triennale in Comune non è un obiettivo facile. Prendiamo il teatro: dobbiamo mettere a bando la stagione 2017 e 2018? Per farlo devi sapere oggi quanti soldi avrai a disposizione in futuro quando appena un mese fa in Comune abbiamo approvato il bilancio 2016. Appendino invocava questa programmazione triennale delle risorse vediamo se sarà in grado di realizzarla». Una nota curiosa è che soprattutto i grandi eventi sembrano a rischio, da anni la sindaca dichiarava che eventi come il Torino Jazz Festival risultavano troppo dispendiosi e poco utili alla città. Tuttavia nel progetto per i prossimi cinque anni appare anche una promozione della dieta vegana e vegetariana sul territorio comunale, definito «come atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente la salute e gli animali». In conclusione, nel mondo dell’arte, non si sa bene cosa aspettarsi a Torino per i prossimi anni.

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