Quando l’arte era pornografica e priva di significato 

“L’arte è quindi un’arma nelle mani del soldato della rivoluzione, impiegata amministrativa contro la nostra forma di governo e contro qualsiasi altro governo o sistema al di fuori del comunismo”. A parlare era George Dondero, senatore repubblicano del Missouri. Il suo è uno di quegl’interventi fondamentali per la storia dell’arte. Si tratta del discorso tenutosi nel 1949, nel pieno del marasma McCarthy  e che prelude all’atmosfera della “caccia alle streghe”. Un discorso che va contestualizzato alla difficile situazione del tempo e dalla guerra fredda tra Stati Uniti ed Europa. Da un lato Stalin  era divenuto il nuovo incubo degli americani, benché fino al giorno prima erano alleati contro i nazisti. La Cina era ormai sotto il governo comunista e in Corea era scoppiata una guerra che non prometteva nulla di buono. Il testo citato prima è fondamentalmente  un’attacco dell’arte estranea a quella stelle e strisce. Si criticano gli “ismi”, vale a dire quelle correnti che hanno rivoluzionato il concetto di arte contemporanea. Vale a dire dadismo, cubismo, espressionismo e via andare. Essi sono tutti “trumenti e armi di distruzione”. Sono termini di un governo totalitaristico che poco si differenzia dalle parole di Hitler quando portava in una mostra itinerante l’Entartete. Kunst. Nelle idee dell’epoca l’arte era una forma di chiave d’accesso  per il comunismo sul territorio. Addirittura alcuni arrivarono a definire le opere di arte astratta delle “mappe” per dare ai comunisti informazioni. Non solo i politici si spesero a riguardo, ma anche personalità come figure museali. Addirittura il direttore del MoMA si spese a riguardo per classificare l’arte in questione “priva di significato”, in alcune forme “pornografica”. Sostanzialmente in quel periodo, come Hitler al tempo, si aveva visto una forma di potere all’arte che doveva essere controllata. Il risultato era stato che, facendo leva sulla paura dei cittadini, era stato portato avanti un progetto di controllo sulla popolazione che passava per le arti, dalla pittura al cinema.


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