Buon Compleanno Giorgio De Chirico (10/07/1888)

Il 10 luglio 1888, a Volos in Grecia, nasceva Giorgio De Chirico, personalità artistica conosciuta per l’avvio della Metafisica. Il proprio interessamento all’arte nasce nella città natia, seguendo dapprima lezioni di disegno e ad Atene poi, frequentando il Politecnico. Dopo la morte del padre, avvenuta nel maggio del 1905, la madre decide di trasferirsi con i figli, Andrea e Giorgio, a Monaco di Baviera dove quest’ultimo frequenta l’Accademia di Belle Arti mentre il primo studia musica. De Chirico, in questo periodo, si dedica allo studio di Arnold Böcklin e Max Klinger e interessandosi alla filosofia, legge con grande interesse Nietzsche, Schopenhauer e Weininger. Successivamente si sposta a Milano, raggiungendo la madre e il fratello nel giugno del 1909. In questo periodo dipinge quadri di influenza böckliniana, classicheggianti e stranianti allo stesso tempo. Questo periodo non è semplice per Giorgio De Chirico, caratterizzato da continui spostamenti che non gli permettono di raggiungere stabilità artistica e allo stesso tempo di salute. Nel marzo del 1910 la famiglia si trasferisce nuovamente, questa volta a Firenze dove vivono una zia e uno zio. E’ proprio in Toscana che la salute dell’artista peggiora, come scriverà lui stesso nelle Memorie:

“A Firenze la mia salute peggiorò; dipingevo qualche volta quadri di piccole dimensioni; il periodo böckliniano era passato ed avevo cominciato a dipingere soggetti ove cercavo di esprimere quel forte e misterioso sentimento che avevo scoperto nei libri di Nietzsche: la malinconia delle belle giornate d’autunno, di pomeriggio, nelle città italiane”.

Nasce così il suo primo quadro metafisico: L’énigme d‘un après-midi d’automne ispirato da una visione avuta in Piazza Santa Croce. L’opera è preceduta da L’énigme de l’oracle e seguita, sempre nel 1910 a Firenze, da L’énigme de l’heure e dal famoso autoritratto Portrait de l’artiste par lui-même con la lapidaria epigrafe nietzschiana “Et quid amabo nisi quod aenigma est?” (“E cosa amerò se non ciò che è enigma?”). Il 14 luglio 1911 arriva a Parigi dove svilupperà il tema della Piazza d’Italia. A Parigi ha modo di conoscere diverse tra le personalità più importanti dell’epoca, Picasso; Apollinaire, in onore del quale dipingerà il famoso Portrait de Guillaume Apollinaire; Paul Guillaume, che diventerà il suo primo mercante. Il momento chiave nella vita dell’artista si ha nel maggio del 1915 quando, assieme al fratello Savinio, rientra in Italia per presentarsi alle autorità militari di Firenze e, in seguito, si trasferisce a Ferrara, dove viene assunto come scritturale. Ferrara, rappresenta per De Chirico il luogo in cui la sua arte si concretizza, il luogo in cui nasce la Metafisica. In questo periodo, infatti, in linea con le sue ricerche metafisiche realizza i primi Interni, oltre a Il grande metafisico, Ettore e Andromaca, Il trovatore e Le muse inquietanti. Nel 1916 conosce Filippo de Pisis, appena ventenne mentre nel 1917 trascorre qualche mese presso l’ospedale militare Villa del Seminario per malattie nervose, dove si trova anche Carlo Carrà. Carrà e De Pisis saranno alcuni dei pittori che si riuniranno attorno alla rivista metafisica per eccellenza “Valori Plastici”. Dopo un periodo trascorso a Roma, nel 1925 torna nella capitale francese. Inizia in questi anni la ricerca sulla Metafisica della luce e del mito mediterraneo, dando origine a temi come gli Archeologi, i Cavalli in riva al mare, i Trofei, i Paesaggi nella stanza, i Mobili nella valle e i Gladiatori. In occasione di una sua personale alla Galerie Léonce Rosenberg i surrealisti criticano duramente le più recenti opere dell’artista. La frattura con i surrealisti è ormai totale e destinata ad aggravarsi negli anni successivi, anche se alcuni di questi come ad esempio Magritte lo elogeranno e lo considereranno come maestro e ispiratore per la creazione del proprio linguaggio artistico ‘straniante’.

Quella di Giorgio De Chirico è un’arte che ancora oggi reca nello spettatore le medesime sensazioni, l’attesa e la nostalgia delle sue piazze italiane popolate da manichini e svuotate di essere umani, gli accostamenti improbabili degli interni metafisici, le ombre e le luci prese da ambientazioni teatrali, senza contare la visione prospettica quasi rinascimentale ma volutamente rettificata.

 

 

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